I luoghi

Il Programma delle celebrazioni prevede una serie di iniziative che mirano alla valorizzazione turistico – culturale dei principali luoghi che hanno visto all’opera gli inventori del motore a scoppio o che sono legati alle loro memorie.

Nelle pagine che seguono, dedicate rispettivamente alla loro terra natale, la provincia di Lucca, alla sede delle maggiori attività scientifiche e didattiche di Padre Eugenio Barsanti, Volterra e Firenze, alle località dove ha operato l’Ing. Felice Matteucci, Colle di Compito, Vorno, Campi Bisenzio e Firenze, sono sinteticamente descritti questi luoghi.

PIETRASANTA

Città natale di Padre Eugenio Barsanti
Nonostante il breve periodo trascorso a Pietrasanta dopo la nascita, Padre Barsanti mantenne sempre stretti legami con la città e la famiglia di origine tanto che qui fu celebrata la sua prima Messa “nell’ultima Domenica di Settembre del 1845”. La città ha ricambiato l’affetto e l’attaccamento dello studioso come dimostrano l’imponenza delle esequie funebri celebrate il 10 Giugno 1864 nella Chiesa di Sant’Agostino con l’intervento del Consiglio Comunale e della Guardia Nazionale e le manifestazioni organizzate nel 1921 in occasione del centenario della nascita, e annualmente dal 1927 al 1939 allo scopo di rivendicare e pubblicizzare il primato dell’invenzione del motore a scoppio. Gia nel 1933, l’Amministrazione Comunale aveva disposto l’intitolazione di una strada a Padre Eugenio Barsanti.

Nel dopoguerra (1954) fu particolarmente apprezzata e importante la mostra sul motore a scoppio organizzata per il primo centenario dell’invenzione (1853 – 1953) dal Comune di Pietrasanta con il patrocinio del Museo Nazionale dell’Automobile e la compartecipazione della Fiat.

Pietrasanta – Scuole Pie
“A sei anni – Nicolò Barsanti (oggi conosciuto come Padre Eugenio Barsanti) – oltrepasso la soglia …..” delle scuole pie che avrebbe frequentato con ottimo rendimento fino a 17 anni, conseguendo il diploma di licenza liceale.

Le scuole erano state aperte nel 1819 per volere di Ferdinando III di Lorena presso il complesso dell’ex convento di Sant’Agostino ed erano dirette dagli Scolopi.

Pietrasanta – Chiesa Sant’Agostino
La chiesa di origine e impianto gotico e legata ad alcuni momenti salienti della vita di Padre Barsanti: qui celebrò la prima Messa dopo l’ordinazione e soprattutto qui, il 10 Giugno 1864, “si radunarono un gran numero di persone per tributare alla memoria del loro amico e concittadino solenni onoranze”.

Nel 1933, nella chiesa di Sant’Agostino e stato collocato in memoria di Barsanti un busto commemorativo, scolpito dallo scultore Leone Tommasi; il busto e stato successivamente trasportato sulla tomba dello studioso a Firenze nella chiesa di Santa Croce e sostituito con una copia voluta dai figli dello scultore.

VOLTERRA

Barsanti si trasferì a Volterra nel 1841 per insegnare fisica e scienze matematiche presso il collegio di San Michele. L’istituto era frequentato “da collegiali di ogni parte d’Italia, da patrizi e da gente del popolo di Volterra….”: fra questi, ricordiamo in particolare Giovanni Mastai – Ferretti, divenuto prima Arcivescovo di Imola e successivamente Pontefice con il nome di Pio IX.

Padre Barsanti si dedicò all’insegnamento della Fisica con particolare ardore e impegno tanto che i suoi allievi ne rimasero incantati: “egli provava e riprovava e quando mancavano strumenti scientifici cercava di fabbricarne da se”.

Nella primavera del 1843, il “maestrino”, come gli alunni lo chiamavano, entrò in classe con un barattolo dal lungo collo cui era applicata una sbarretta di ottone isolata e terminante con due palline. Lo strumento costruito dallo stesso Barsanti per riprodurre la “pistola di Volta”, fu riempito di idrogeno e aria e chiuso all’estremità del collo con un tappo di sughero ben aderente alle pareti: il “maestrino” fece scoccare la scintilla e uno scoppio fragoroso lancio il tappo contro il soffitto. Nacque da qui l’idea di trasformare la naturale esplosione di una miscela detonante in energia motrice. Questa forza regolata e trasformata in “lavoro utile” avrebbe alleviato le fatiche dell’uomo.

Il prototipo, inizialmente conservato presso la scuola “Inghirami” di Volterra, oggi si trova nella Pinacoteca nazionale sempre a Volterra.

LUCCA

Città natale di Felice Matteucci
Felice Matteucci nacque a Lucca, in Piazza del Giglio, nel palazzo di origine trecentesca oggi conosciuto col nome di palazzo Arnolfini ma in origine appartenente alla famiglia Franciotti. Il palazzo ha subito consistenti rifacimenti nel XVII e XX secolo.

Fu battezzato nella chiesina di Santa Maria Rotonda all’interno di palazzo ducale in quanto il padre era ministro di Giustizia del granduca Felice Baciocchi.

Felice Matteucci mostrò fin dall’infanzia grande impegno e dedizione negli studi; frequento l’Università Lucchese (1823 –1824), oggi sede del Liceo classico, superando gli esami di retorica ed aritmetica e partecipando ai corsi di geometria. Continuò i suoi studi presso il Real Collegio Borbonico di Parigi e li terminò a Firenze conseguendo la laurea in ingegneria.

La vita di Matteucci non è molto legata alla città natale, visto che lo studioso si trasferì con il padre a Parigi all’eta di 16 anni (nel 1824), completò gli studi (di Idraulica e Meccanica) a Firenze e successivamente dimorò prima nella “casa di campagna” di Colle di Compito, poi nella “casa di campagna” di Vorno, dedicandosi soprattutto al progetto per il prosciugamento del lago di Sesto.

La città e le istituzioni hanno riscoperto la figura e il ruolo di Matteucci nell’invenzione del motore a scoppio solo negli ultimi anni; in precedenza, si ricordano come uniche iniziative commemorative la posa in opera nel 1932 di una lapide sulla facciata della casa natale in Piazza del Giglio a Lucca, la posa in opera, in occasione del centenario dell’invenzione del motore a scoppio (1954) per volere dell’Amministrazione Comunale di Capannori, di una lapide all’ingresso della Villa di Vorno e la cerimonia presso Villa Bottini, nella ricorrenza del primo centenario della morte.

Casa di campagna di Colle di Compito

Residenza giovanile di Felice Matteucci: da qui, osservando giorno dopo giorno il movimento delle acque del lago di Sesto stilo a soli 27 anni il disegnò per il prosciugamento della palude di Bientina.

A questo progetto, che e senza alcun dubbio il suo più diligente e dotto studio di idraulica, il Matteucci rimase fortemente attaccato per tutta la vita come “a un dolce, incantevole sogno giovanile”. In questa villa era solito tornare per ritrovare la serenità necessaria dopo le grandi delusioni. La villa ha subito delle grandi trasformazioni ed oggi, quasi irriconoscibile, si trova fra le case di Colle di Compito.

Casa di campagna di Vorno

Situata all’interno di una vasta chiusa, la villa è caratterizzata da un impianto piuttosto singolare in quanto si trova in posizione perpendicolare rispetto al muro di cinta ed eccentrica rispetto al viale di accesso. La costruzione risale al XVII – XVIII secolo come testimoniano forma e dimensione delle mostre in pietra alle porte ed alle finestre: di particolare interesse il giardino sistemato e organizzato secondo le geometrie tradizionali e la piccola cappella settecentesca dedicata ai Santi Anna e Simeone. La villa fu acquistata dalla famiglia Matteucci agli inizi dell’Ottocento: qui Matteucci trascorse momenti anche particolarmente tristi per le difficolta incontrate nella costruzione del motore e nella costituzione delle Società che avrebbero dovuto garantirne la diffusione e lo sviluppo.

Il mancato riconoscimento della paternità dell’invenzione causò un grave esaurimento nervoso: dimenticanze, reticenze, silenzi e asserzioni non esatte, plagi di ogni genere indussero lo studioso a ritornare agli studi di idraulica; la palude di Bientina e il motore a scoppio sconvolsero la mente di Matteucci per quasi cinque anni, cinque anni di spasimi, resi ancora più penosi da una grave sordità che gli impediva ogni dibattito.

Sentendosi sfuggire la vita ed avendo cognizione del proprio stato, si racconta che in alcuni momenti di grande sgomento “si raccomandava ai suoi servitori che l’uccidessero”.

Neppure la fresca aria, né il tranquillo soggiorno nella sua villa della campagna di Vorno in cui si erano uditi i primi scoppiettii del motore, né l’amore dei suoi cari servirono a farlo riprendere cosi la morte sopraggiunse il 13 Settembre 1887. Le esequie furono celebrate nella chiesa di Vorno il giorno successivo; le spoglie furono trasportate a Campi Bisenzio e deposte nella cappella domestica dove tuttora riposano.

Villa Alla Marina – Campi Bisenzio

Una delle residenze fiorentine di Felice Matteucci dopo il matrimonio con Giulia Romirez de Montalvo.

La villa e menzionata per la prima volta in una carta del 2 giugno 1305 e apparteneva alla famiglia dei Tornaquinci; successivamente diviene proprietà dei Del Sodo, poi degli Spinelli e infine agli inizi del cinquecento dei Medici. Nel 1570 Antonio de Montalvo, su consiglio di Cosimo de’ Medici, acquista la villa e per oltre tre secoli i Montalvo chiameranno la proprietà di Campi “la loro campagna”.

Non sappiamo quanto tempo in realtà la famiglia Matteucci abbia qui trascorso, dati i molteplici impegni di Felice: presso la Villa Moltalvo, i due coniugi hanno comunque, lasciato come da tradizione, l’iscrizione dei loro nomi sulle colonne del cortile interno della fattoria. Nella villa di Campi Bisenzio, “si alternano nello studio del giovane ingegnere lucchese uomini di scienza, fisici, matematici e insegnanti di meccanica e di idraulica, come il giovane Padre Scolopio Eugenio Barsanti, con cui Felice Matteucci ha già stretto una ferrea collaborazione.”

L’Amministrazione Comunale di Campi Bisenzio ha recentemente acquistato e restaurato la villa, in onore e ricordo dell’illustre cittadino, già consigliere comunale fra il 1865 e il 1875, a cui sono intitolate la scuola media e una via.

FIRENZE

Firenze è stata la sede delle attività di studio, di ricerca e di sperimentazione dei due inventori del motore a scoppio.

Gli Scolopi, Le scuole Pie, L’Osservatorio Ximeniano

Nicolò Barsanti, fermamente deciso a diventare Scolopio, lasciò Pietrasanta il 17 luglio 1838 per recarsi a Firenze, dove avrebbe compiuto il noviziato dell’Ordine. La Domus Formationis degli scolopi era situata in via Bolognese, nella località Il Pellegrino, (un antico borgo, così chiamato per la presenza di un ospizio per i pellegrini che venivano da Bologna: tutta la zona era conosciuta anche con il nome di Altopascio di Montughi); l’ospizio era gestito dalla Comunità del Pellegrino, costituita prevalentemente da religiosi. Nel 1638 gli Scolopi si insediarono nell’edificio che adibirono appunto alla formazione religiosa dei loro novizi, sino al 1870. Il periodo del noviziato era di due anni. Annessa all’edificio si trova tuttora la chiesa, unico esempio nella città di arte barocca pura.

Attualmente la chiesa, di proprietà del Comune, è gestita ancora dagli Scolopi.

Finito il noviziato Barsanti continuò la sua preparazione presso S. Giovannino, dove era situata la Casa degli Scolopi di Firenze. Il complesso era stato costruito per conto dei Gesuiti dall’Ammannati verso la fine del ‘500. Due secoli dopo, nel 1756, il gesuita Leonardo Ximenes aveva realizzato sulla sommità dell’edificio un modesto osservatorio astronomico.

L’edificio, lasciato dai Gesuiti nel 1773, fu acquistato dagli Scolopi. La Domus Formationis degli Scolopi e le Scuole Pie nel 1775 furono così trasferite da via de’ Cimatori all’attuale via Martelli.

Nel settembre del 1841 Barsanti venne inviato al Collegio di S. Michele di Volterra; qui insegnò matematica e fisica e, come ben sappiamo, maturò nella sua mente l’idea del motore a scoppio.

Nel 1849 ritornò a Firenze in S. Giovannino presso le Scuole Pie, dove gli fu affidata la cattedra di matematica e fisica; tra i suoi allievi vi fu anche Giosuè Carducci. Nel 1852 fu nominato lettore di meccanica ed idraulica nell’Osservatorio Ximeniano.

Questa prestigiosa istituzione fiorentina nacque alla morte di Leonardo Ximenes, (il Padre gesuita che dopo la soppressione dell’ordine avvenuta nel 1775 era rimasto con gli Scolopi) ai essi, per decisione del granduca di Toscana, era stato assegnato S. Giovannino.

Gli scolopi ospitarono Ximenes, che continuò la sua attività scientifica ancora per diversi anni, sino alla morte avvenuta nel 1786. Lo Ximenes, riconoscente agli Scolopi affido loro la biblioteca, la strumentazione e l’osservatorio intero.

L’attività scientifica degli Scolopi fiorentini dalla fine del ‘700 sino ai nostri giorni, ha avuto origine da questa eredità ed e legata a quell’osservatorio che fu battezzato successivamente Ximeniano.

Mentre l’Osservatorio Ximeniano sin dalla sua fondazione non ha mai cambiato sede, le Scuole Pie nel 1878 si trasferirono da via Martelli a via del Corso e successivamente, nel 1920, nell’attuale sede di via Cavour 94.

Barsanti maturò le sue idee sul motore a scoppio proprio nell’Osservatorio Ximeniano. Il proseguimento delle sue ricerche fu incoraggiato dai pp. Antonelli e Cecchi, due insigni scienziati, ben preparati in meccanica applicata; il primo, direttore dell’Osservatorio stesso ed esperto di progettazione di strade ferrate, il secondo esperto di meteorologia e di sismologia.

In questa sede Barsanti iniziò una collaborazione fattiva con l’ing. Felice Matteucci che, in quel periodo, frequentava l’Osservatorio.

Iniziava così l’avventura del motore a scoppio; dopo le prime prove i due presentarono all’Accademia dei Georgofili una memoria, che conteneva la descrizione dei loro esperimenti, ovvero del motore a scoppio.

L’Accademia dei Georgofili

L’Accademia dei Georgofili (dal greco “amanti della terra”) sin dalla sua fondazione avvenuta il 4 giugno 1753, rappresentava per Firenze una Istituzione scientifica di alto prestigio e serietà. Era stata fondata dal canonico lateranense Ubaldo Montelatici, con l’intento di far continue e ben regolate sperienze, ed osservazioni, per condurre a perfezione l’Arte tanto giovevole della toscana coltivazione. Dal 1802 al 1932 la sede dell’Accademia era in via Ricasoli. A partire dal 1932 si trasferì nell’antica torre dei Pulci, con ingresso dal Loggiato degli Uffizi Corti che e la sede attuale.

La Stazione Ferroviaria Maria Antonia

Per quanto siamo a conoscenza i primi motori, del tipo ad azione differita, vennero costruiti dalla Fonderia Benini di Firenze (attualmente Nuovo Pignone) situata al di la della porta di S. Frediano.

Il secondo motore, di tipo bicilindrico, fu messo in opera nel 1856 nelle officine della stazione M. Antonia inaugurata nel 1851 a seguito del completamento della linea ferroviaria Firenze-Prato-Pistoia e demolita per realizzare l’attuale stazione di S. Maria Novella, su progetto dell’architetto Michelucci. Il motore funzionava con regolarità e azionava un trapano e una cesoia.

Società Anonima del Nuovo Motore Barsanti e Matteucci

Barsanti e Matteucci, al fine di ottenere finanziamenti per la realizzazione dei loro motori, costituirono un’Associazione che trasformarono in una vera e propria Società per azioni il 14 ottobre 1859, per sfruttare legalmente i loro progetti. La Società che prese il nome di Società Anonima del Nuovo Motore Barsanti e Matteucci, aveva sede in via S. Agostino, di la d’Arno, in fondo alla piazza S. Spirito, a destra sino a via de’ Serragli. Il laboratorio per il montaggio la messa a punto e il collaudo dei motori era situato nel canto de’ Nelli, sul lato destro della chiesa di S. Lorenzo, (molto vicino all’Osservatorio).

Stazione della Ferrovia Leopolda di Porta a Prato

Il 2 novembre 1861 arrivarono a Livorno 14 casse conteneti un “nuovo” motore ad azione diretta realizzato dalle officine Escher Wyss di Zurigo su progetto di Barsanti, Matteucci e Babacci.

Il motore era destinato alla Ia Esposizione italiana di Arti e Manifatture che si tenne a Firenze nello stesso 1861.

Per l’occasione la vecchia stazione della ferrovia Leopolda di Porta a Prato, dismessa da alcuni anni, fu ristrutturata e nei suoi ampi locali furono esposti manufatti ed opere d’arte dell’epoca; tra queste il motore a scoppio costruito dalla Escher. La stazione attualmente e adoperata per il medesimo scopo, e cioè sede di mostre ed esposizioni.