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Gli altri motori

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Convenzione del 12 ottobre 1864 tra la Societa Anonima del Nuovo Motore Barsanti e Matteucci ed i pp. Filippo Cecchi e Giovanni Antonelli. Dopo la morte di Eugenio Barsanti. il 2 giugno 1864 venne tenuta una seduta dei Soci della Societa Anonima del Nuovo Motore Barsanti e Matteucci durante la quale fu deciso di affidare la direzione tecnica della stessa Societa ai pp. Antonelli e Cecchi che tanto avevano contribuito alla realizzazione dei motori di Barsanti e Matteucci. Nella lettera inviata dalla Societa ai pp. Antonelli e Cecchi si trova scritto che “ il Consiglio Dirigente…., ha unanimemente deliberato ……che i Signori Professori Cav. P. Giovanni Antonelli e P. Filippo Cecchi siano nomina­ti Direttori Tecnici in surroga del defunto Professore P. Barsanti”. Antonelli e Cecchi accettarono la proposta ed il 12 ottobre dello stesso anno si giunse alla firma della convenzione.
Il motore di Antonelli e Cecchi. Dopo la nomina di Antonelli e Cecchi a direttori tecnici della Societa venne subito allestito un prototipo di motore a scoppio nelle officine della Societa; il motore doveva essere impiegato nelle locomotive, in sostituzione dei motori a vapore, come ci sembra di dedurre dai risultati del confronto tra il suo consumo previsto e quello dei motori a vapore e da alcuni disegni giacenti nell’Archivio dell’Osservatorio Ximeniano. La costruzione delle parti del motore fu ordinata in parte alla fonderia Benini di Firenze e in parte all’officina Ansaldo di Sampierdarena. Il motore fu pronto solo ai primi di settembre del 1865. Le prove eseguite su questo prototipo evidenziarono la convenienza (sino al 50%) dell’impiego di un motore a gas nei confronti di un motore a vapore. Da queste prove emerse anche che Antonelli e Cecchi erano in grado di realizzare un motore a gas della potenza di 20-25 CV. Il progetto di questo motore fu immediatamente iniziato, contemporaneamente a quello di un motore di potenze inferiore, 3- 4 CV, come aveva richiesto un membro del Consiglio della Societa. Probabilmente il disegno del motore di Antonelli e Cecchi si riferisce a quest’ultimo progetto.
Locandina pubblicitaria ( del 1863) de La Societe des moteurs Lenoir-Gautier et Cie a Paris. Sulla fine del 1859 il meccanico francese Lenoir aveva sperimentato un motore a gas a combustione interna e ad azione diretta; il motore era privo di compressione e praticamente funzionava con due fasi, aspirazione - esplosione - espansione e scarico. Il motore fu presentato ufficialmente nel 1860 e subito fece scalpore nell’ambiente tecnico scientifico parigino.
In realta l’idea di un motore ad azione diretta era stata espressa sin dal 1853 da parte di Barsanti e Matteucci: nella memoria presentata all’Accademia dei Georgofili. Nel “Manoscritto Ximeniano”, conservato all’Osservatorio Ximeniano, viene scartata l’ipotesi dell’impiego di un motore ad azione diretta, sia a causa della scarsa convenienza economica di esercizio nei confronti dei motori a vapore e dello scarso rendimento anche in potenza resa, sia per la discontinuita di funzionamento a causa della violenza degli choc meccanici del motore al momento dell’esplosione della miscela di gas.

Dagli atti della Regia Accademia dei Georgofili si ricava che nella seduta del 3 settembre 1865 la stessa Accademia accettava in deposito dal Cav. Domenico Bargagli un plico sigillato che conteneva: Alcuni studi sopra un nuovo motore corredati di descrizione e disegno.
Il motore costruito da Domenico Bargagli, Studi su un motore locomobile ad aria compressa, si ispirava al secondo sistema descritto nella Memoria depositata alla stessa Accademia da Barsanti e Matteucci il 5 giugno 1853: ottenere nel modo stesso la compressione dell’aria, ma per l’oggetto di cacciarla per mezzo di un tubo addizionale munito di valvola che si apra dal di dentro al di fuori in una cosi detta cassa d’aria, dalla quale, come si fa nel vapore, si potrebbe far passare in uno o due cilindri a doppio effetto che non differirebbero da quelli delle macchine attualmente in uso…
Dopo la morte di Barsanti e la chiamata alla direzione tecnica della Societa del Nuovo Motore dei padri Scolopi Antonelli e Cecchi, Matteucci continuo ad occuparsi del motore e ad immaginare nuove soluzioni che prospetto al Presidente della Societa del Nuovo Motore con una lettera datata 15 gennaio 1866, ma la risposta non arrivo mai. Il motore doveva venir modificato sulla base dell’ attestato di privativa italiana del 25 giugno 1866 N° 3096 rilasciato a Felice Matteucci e compagni di Firenze dal titolo: Motore igneo-pneumatico a doppio effetto e registrato sul Bollettino Industriale del Regno d’Italia Vol. VI N° 485.

Il brevetto statunitense di Otto e Langen (Stampa del Brevetto conservata presso L’Osservatorio Ximeniano). All’Esposizione Universale di Parigi del 1867 Nikolaus August Otto e Eughen Langen di Colonia presentarono un motore a scoppio ottenendo la medaglia d’oro tra quattordici progetti presenti.
Il 13 agosto dello stesso anno i due studiosi prussiani ottennero il brevetto negli Stai Uniti.
Il motore di Otto e Langen era molto simile a quello di Barsanti e Matteucci, ne riproponeva il principio di funzionamento e molte soluzioni tecniche come si puo constatare da un attento esame dai disegni del brevetto, confrontandoli con quello relativi al motore costruito dalla fonderia Benini nel 1856.
Il sistema meccanico che trasformava il moto alternativo del pistone in circolare di un volano era costituito da una cremagliera ed un pignone dentato provvisto di cric, identico cioe a quello adoperato da Barsanti e Matteucci.

Giovan Battista Babacci aveva abbandonato la Societa del Nuovo Motore nel 1862, ma aveva continuato ad interessarsi del motore a scoppio tanto che il 5 aprile 1868 gli veniva rilasciato l’attestato di privativa italiana N° 3849 dal titolo: Nuovi sistemi di motori a gas, sistemi Babacci registrato sul Bollettino Industriale del Regno d’ Italia il 7 maggio 1868 Vol. VIII N° 195.

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